A livello globale ci vorranno ancora 120 anni per raggiungere la parità di genere

A vent’anni dalla sua prima edizione, il Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum (WEF) restituisce un quadro di progresso della parità di genere nel mondo, ma ancora nessuna delle 145 economie analizzate ha ancora colmato completamente il divario tra donne e uomini. Al ritmo attuale, secondo il rapporto, saranno necessari ancora circa 120 anni per raggiungere la piena parità globale.

Il divario, tuttavia, non si manifesta allo stesso modo in tutti gli ambiti. Se istruzione e salute mostrano risultati ormai vicini alla parità, il lavoro, l’accesso alle posizioni di responsabilità e la partecipazione politica continuano a rappresentare le principali aree critiche.

Nel 2026 l’Europa conquista il primo posto tra le regioni mondiali, con il 75,7% del divario di genere colmato, superando il Nord America, che raggiunge il 75,2%. Dal 2006 il continente ha migliorato il proprio risultato di 7 punti percentuali e, mantenendo l’attuale ritmo, potrebbe raggiungere la piena parità in circa 70 anni.

Nel quadro europeo, l’Italia continua a mostrare un divario rilevante. Nel Global Gender Gap Index 2026 ottiene un punteggio di 0,708, equivalente al 70,8% del divario di genere colmato, e si colloca all’83° posto nella classifica mondiale.

Rispetto al 2025, il risultato migliora di 0,4 punti percentuali, con un avanzamento di due posizioni nella graduatoria globale. Il confronto con gli altri Paesi europei resta tuttavia sfavorevole: l’Italia si posiziona al 37° posto su 40 economie considerate.

Dalla partecipazione alla leadership: la sfida per l’Italia e l’Europa

Il Global Gender Gap Report 2026 restituisce un messaggio chiaro: la direzione verso la parità è positiva, ma i progressi non sono sufficienti e procedono a velocità diverse.

L’Europa mantiene la leadership mondiale, sostenuta dai risultati nell’istruzione, nella salute e dai miglioramenti registrati nel mercato del lavoro. Restano però significativi i divari economici e politici, soprattutto nelle posizioni di maggiore responsabilità.

Per l’Italia, il ritardo rispetto alla media europea rende ancora più urgente un approccio strutturale. Favorire la partecipazione femminile al lavoro, sostenere la crescita professionale, migliorare l’accesso ai ruoli dirigenziali e promuovere una presenza più equilibrata nei settori tecnologici e finanziari sono passaggi fondamentali.

La prossima fase della parità di genere non si misurerà soltanto dal numero di donne che studiano o lavorano, ma anche dalla loro possibilità di crescere, decidere e accedere alle risorse. È su questo terreno che si giocherà una parte decisiva della competitività e dell’inclusività delle economie europee, Italia compresa.

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